Qualche giorno fa gironzolando per il web incappo in un post su eachday, blog che non seguo, ma che seguirò (forse) – i miei metodi per seguire blog sono mutati, in maniera naturale, verso un quasi totale abbandono dei feedreader -
Non ci avevo mai pensato. Sono cose che o ti saltano subito all’occhio perché talmente evidenti oppure uno le porta avanti tutta la vita non focalizzando la cosa… mi riferisco a questo:

Che c’è di male? Ma non saprei… uno la pensa come vuole, posso piacere, a me piacciono, ma ora che li vedo tutti ammucchiati mi fanno un tantino ridere. Insomma è evidente che processi creativi, tranne che per qualche caso, non ce ne sono. Ok il mondo va di fretta, su internet poi tutti alla velocità della luce… quanto tempo rimane per il logo di una neonata startup gestita da un solo programmatore-webdesigner-coder-tuttofaredasolo(chesebuscounmilionedidollariètuttomio)? Circa 13 minuti e mezzo. Allora cosa si fa? Si prende Photoshop si fa una scritta con un carattere non tanto sbarazzino, rigoroso ma rigorosamente moderno, si aggiungo gli immancabili scintillii, luccichii poi si piazza la nuvoletta: si perché è il simbolo più adatto per comunicare le intenzioni di ogni santissima neonata startup. E’ vero! Se si tralasciasse per un attimo il fatto che il logo è importantissimo e che perlomeno dovrebbe essere originale ognuno di questi loghi fa bene il suo dovere. Non ci sono dubbi.
Si capisce benissimo che sotto ognuno di loro c’è un qualcosa che ti permette di comunicare, parlare, socializzare…
E allora dov’è il problema? Praticamente non ci sono problemi, teoricamente si! Poi il problema più generale è che la massa da più rilevanza alla pratica, infischiandosene totalmente della teoria, ed ecco che nascono cose belle e graziose, ma povere, qualcuno potrebbe tirare in ballo la semplicità (ed ecco anche il perché i loghi 2.0 vengono scritti con caratteri semplici) ma semplicità deve essere un metodo, un servizio, una filosofia di vita e non uno specchio per le allodole, quando si parla di web (quello 2.0 poi…) sono molto poche le cose semplici.
A questo punto parlerei del logo di Google o di quello di Apple o ancora di quello Nike e di tutti gli altri famosissimi che hanno fatto storia; di come siano allo stesso tempo semplici e sofisticati, unici nella loro semplicità, tanto unici che hanno ormai una identità tutta loro oltre a quella che forniscono all’azienda per cui fanno rappresentanza.
Cosa fare? Io direi che basterebbe dedicare qualche oretta in più all’ideazione del logo, qualche oretta solo per pensarlo , provandone di diversi, cercando di non copiare e non seguire la moda, scarabocchiarlo e buttarlo giù come viene, a farlo bello ci si pensa dopo. Altro problema è che i loghi di oggi vengono realizzati direttamente sugli schermi dei computer, quindi la parte artistica, spesso, è delegata alle sole curve delle lettere che compongono il nome, come se bastasse solo quello, va bene che il minimalismo piace a tutti ma c’è sempre un miliardo e più di modi per fare minimalismo.
Quindi… una soluzione veloce, molto veloce è la seguente: usate carta e matita! A digitalizzare il tutto ci si pensa dopo
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Allora è vero! Ieri sera mentre ascoltavo la radio hanno presentato in esclusiva il brano “La Compagnia”, bellissima (!!!) dal secondo ascolto, canzone di Lucio Battisti, che Vasco ha voluto celebrare con questo suo (di Lucio) bellissimo brano.




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